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Poetincontro

INDICE AUTORI

Francesco Favasuli
Antonello Talia
Maria Stella Brancatisano
Pino Pizzati
Giovanni Favasuli
Beatrice Zappia
Giuseppe Cardillo
Mimma Dieni Cotroneo
Vincenzo Cordì
Marmina Maria
Mimmo Nucera
Francesco Nucera
Zurzolo Antonio
Rosaria Minniti
Alba Romeo
Patanisi Maria Stella
Giuseppe Attisano
Maria Morabito
Vincenzo De Angelis

M. Cristina Caracciolo
Giuseppe Nobile
Antonio Morabito
Mimmo Staltari
Renata Ceravolo
Domenico Curtale
Pietro Criaco
Teresa Scali
Eugenio Marra
Bruno Salvatore Lucisano
Gerardina Cantore
Pasquale Favasuli
Ivana Pascale
Carlo Ernesto Panetta
Emanuele Brancatisano
Titina Scordino
M. Concetta Cocuzza
Serena Rosso
Vincenzo Versace
Carmine Macchione
Teodoro Torchia

 

INTRODUZIONE

La presente Antologia vuole essere un sunto dell'entusiasmo, dei sacrifici e delle preoccupazioni che ci hanno accompagnato sin da quando abbiamo ideato ed attuato la Rassegna “Poetincontro” nelle tre serate del 24 agosto, 26 ottobre, 8 dicembre 2003.
La Rassegna è riuscita a coinvolgere un così grande numero di partecipanti ed ha avuto un tale successo di pubblico che non sarebbe giusto, secondo noi, lasciarla cadere nel dimenticatoio.
Ecco perché nasce questa Antologia, che raggruppa lavori di poeti della nostra amata terra; opere di artisti ormai affermati ed apprezzati da un vasto pubblico, ma anche lavori di persone che, pur avendo innata la tendenza a scrivere, si affacciano timidamente, per la prima volta nel firmamento della poesia, non col desiderio di ricevere consensi e riconoscimenti, ma semplicemente per il bisogno di esternare sentimenti, esperienze di vita, emozioni, e per collaborare in qualche modo alla realizzazione di un progetto così fortemente desiderato.
Abbiamo scelto all'unanimità di dedicare la rassegna poetica ad un nostro illustre compaesano, Don Giovanni Stilo, che si è distinto più e meglio di qualsiasi altro africese per diversi meriti.
Don Giovanni Stilo nasce ad Africo l'8.12.1913 (m. 8.12.1999); studia, viene ordinato sacerdote ed in questa veste si adopera con tutte le sue capacità e le sue forze per il progresso sociale e culturale della sua gente.
Dopo l'alluvione del '51, riesce a far trasferire il nostro paese in marina, dove oggi si trova (la vita, in una solitaria montagna, era allora alquanto grama e soprattutto precludeva alle nuove generazioni ogni prospettiva di miglioramento).
In Africo Nuovo fonda l'Istituto Scolastico "Serena Juventus" che offre formazione culturale ai fanciulli e ragazzi di ogni fascia di età: dalla scuola materna fino agli indirizzi magistrali e liceali. Detto Istituto è stato fucina per l'istruzione degli africesi e di migliaia di giovani dei paesi limitrofi.
Oggi possiamo, senza ombra di smentita, affermare che pochi sono gli uomini capaci di fare ciò che egli ha fatto, e a lui va il nostro plauso riconoscente: GRAZIE Don Giovanni, non Vi dimenticheremo mai!
Tornando alla nostra iniziativa, dopo questo doveroso omaggio a chi non c'è più, si può dire che essa nasce nel quadro delle varie attività del Circolo Culturale Artistico “Nuovi Orizzonti”, coinvolgendo come lavoro comunitario, la Pro Loco, la Parrocchia S.S. Salvatore e l'Amministrazione comunale.
L’organizzazione indice un bando per poeti conosciuti e non, che intendono partecipare alla rassegna, con opere a tema libero, in lingua o in vernacolo. L'adesione risulta massiccia e l'iniziativa viene considerata valida ed interessante (anche tenendo conto che questo è il nostro primo lavoro nel campo della poesia).
La presentazione della Rassegna viene distribuita in tre serate sia per l'abbondante materiale pervenutoci, sia per dare la possibilità a tutti i poeti di parteciparvi e di presentare personalmente le loro opere.
I testi delle persone assenti, sono stati magistralmente declamati da due gruppi persone: giovani e meno giovani, ai quali va un plauso particolare per il tempo dedicatoci, per l'entusiasmo dimostrato e per come si sono lasciati guidare da Beatrice e da Mimma che li hanno seguiti con affetto.
Ne citiamo i nomi, da Africo: Maria, Paolo, Giusy, Mimma, Lucia M., Lucia C., Melanie; da Bianco: Tommaso Scordino, Francesca, Giovanna, Giada, Ilaria, Beatrice, Stefania L., Giusy, Roberta, Stefania B., Valeria.
Non possiamo conoscere l'effetto che susciterà il nostro lavoro eseguito con semplicità e senza pretese. Certamente è stata un'esperienza interessante nella sua interezza, abbiamo fatto nuove e simpatiche conoscenze, abbiamo vicendevolmente arricchito la mente e lo spirito ascoltando, cercando di cogliere i sentimenti ed i messaggi di ciascuna opera.
Abbiamo compreso che “poesia” non è soltanto arte di comporre versi con cadenza di suoni, ma è il saper cogliere nel quotidiano ciò che la vita ci offre di bello e di meno bello; “poesia” è stare insieme, evocando, esternando sensazioni, scambiando impressioni ed emozioni; “poesia” è la vita stessa con le sue gioie ed i suoi dolori, basta saperla vivere!
Un ringraziamento particolare per la preziosa collaborazione alla stesura della presente Antologia a:
Raffaella Pupo, Elisa Cosentino, Giuseppe Squillacioti, Annamaria Iiritano, Giuseppina Scalzo, Teresa Sgro, Salvatore Trapasso.


Africo Vecchio mio paese natio
RIMEMBRANZE

Sarà per gioventù o nostalgia,
Ma lontano il cuor mi fugge e,
La mente si trascina lungo scoscesi
Sentieri ed infiniti boschi,
Che un tempo mi furon cari;
Rivedo l’erba alta e la campagna,
Il mandorlo e casa mia;
Appollaiata sopra il forno la gallina,
E fuori il tramonto con la luna a far
Da lanterna alle due sponde.
Rincorsi in quel tempo speranze,
e donne alla fiumara e di musica
Riempimmo le notti sotto i davanzali.
Vino e castagne!…………
Ma or che tutto mi fugge e la luce
Agli occhi sempre più tenue appare,
l’animo sembra di riempirsi e scoppiare,
di triste malinconia!!…

Francesco Favasuli

 


MELODIA

La tua chitarra è là, sola, con il manico verso il cielo
come un missile pronto al decollo,
come se ti volesse raggiungere perché gli manchi.

Quanti lunghi pomeriggi trascorsi con lei
senza mai bisticciare,
quante volte si sono spezzate le corde per poi unirle
e continuare a suonare
fino al momento tanto atteso: quello della composta melodia.

Ora nell’aria c’è una strana melodia,
senza note, mai suonata prima. Silenzio.

Forse la chitarra si sta riposando,
forse sta ascoltando la melodia della sua stessa vita: che musica!
Papà, ti sei dimenticato la chitarra,
suona da sola nella mia stessa testa tutti i giorni.

Adesso non ci sei,
ma rimane l’essenza.
Il tuo spirito è il nostro respiro.

Tuo figlio, Antonello

 


“U CALABRISI”

U calabrisi, è tutta n’attra cosa
u cori ‘ndavi randi comu ‘a casa
ti duna ‘i mangi, i mbivi e ogni cosa;
si voi nu lettu, puru ca tu duna,
nu sorrisu, na parola bona,
non su nega mai a nugliu:
u calabrisi.

Di cori randi, puru ca ‘a casa picciula è
ti dici: “ ‘a casa capi quantu ‘u cori voli!”
E ti apri ‘a porta, semplici, accussì.

Non tutti sunnu fatti a sta manera,
nta stu mundu, ndavi genti, chi si ssì
cerchi ‘na cosa ti guardanu nta facci, cu
l’occhji ‘i fora e ti dinnu accussì: “ ’a casa
mia…?! No, ma no nesciti fora, aundi vi
mentu?! ‘a casa mia non pozzu, ca non capi!”

‘U calabrisi è povaru, ‘u cristianu!
Ma tuttu chjgliu chi ndavi, ca ti duna!
Non faci sempri i cunti e n’affetta i pani a
nugliu, mai, sa nega!

Calabrisi meu, u to cori è randi,
na’ perdiri, no, sta generosità!
Coltiva u cori, ch’è, ‘a cosa cchiù ‘mportanti,
nta vita cunta, puru, i ndai… tanta…
ma tanta: umanità!.


Maria Stella Brancatisano

 


LA CROCE DI ACCATTI

Là nella pianura
della montagna, dove
le cime innevate s’innalzano
quasi a toccare il cielo,
sorge una croce in
contrada Accatti .

Forse nella notte un sogno
Rivelatore del nostro primo cittadino,
e la montagna diventò un luogo “pellegrino”.

Lungo i verdi sentieri che portano
Alla Croce di Accatti,
in religioso silenzio,
vanno i fedeli a pregare.

Anche io,
ateo e peccatore dalla testa canuta,
andrò a pregare ad Accatti,
e forse per la prima volta
incontrerò Dio.


Pino Pizzati

 


SUGNU AFRICÒTU

‘U celu spalancàu ‘i caterràtti,
e ‘a terra era pronta ‘i mi ‘gghjùtti!
Tutta l’acqua chi ‘ndo pajsi catti,
fici sbalàscj, portàu tanti lutti.
Non si vitti lustru pe’ ‘na simàna,
nuddhu sapìa s’era notti o matìna;
no ‘nc’era cchjù ‘nu spangu ‘i terra chjàna,
‘a hjumàra calàva chjîna chjîna.
‘A muntagna, poi si jaccàu d’i bbotta,
àrburi e petri rrumbulàru sutta;
d’intra ddhi casi d’i crita e rricòtta,
no rrestàu mancu ‘na cannìstra rrutta!
Fu deportàtu pe’ llocu rremòtu,
arràssu ‘i tuttu quant’û parentàtu…..
Sugnu sfollàtu, sugnu africòtu,
d’i nostargìa, ‘nu zzìngaru malàtu!
Bbova Marina, Rrìggiu, ‘u Lazzeréttu..…….
Mi succurrìu San Leu benidìttu!
Non pigghjàva bbentu ‘nta nnùddhu lettu…..
Hjumàra ‘i Muru, Parmi…scuru fittu!
Dassài terri e boschi senza fini,
‘i ‘mbiàti morti e ‘u nigru pani,
‘i vegnu ‘i svérnu ‘nta chisti marìni,
com’emigrànti amménz’â ggénti strani.
Rinchjùsu, comu fussi ‘nu muntùni,
‘nta ‘nu stazzu, intra ‘ngùsti confini,
sfundài, d’a galéra, ‘i portuni,
ruppìa ‘u ccippu e tutti li catìni!
Sugnu africòtu, lupu d’i muntagna,
‘nu còriu duru duru comu pigna;
spinùsu, comu rrizzu d’i castagna,
‘i mi diféndu d’a ggénti maligna.
‘I me’ figghj, me’ nora e ‘i niputi,
-tutti ‘ngegnéri, medici e ‘vvocàti-
giuvanottéddhi d’i larghi vidùti,
ancora ‘ndannu ‘i me’ cunnutàti!
Senza pipìta, ciaraméddhi muti!
Non scancellàmu ‘i vecchi pedàti!
Tutti l’àrburi d’i frutti dinchjùti,
‘ndannu forti e prufùndi derricàti!
Cu ll’occhji chjùsi rrigùmu penzéri,
comu bboi ‘nda ll’umbra a mmirijàri:
storjî d’i bbrigànti e carbinéri,
ricordi duci-duci ed attri amàri.
Sugnu africòtu,-oh, benidìtta razza!-
‘i nuddhu mai tiràtu d’a capìzza!
Lavuratùri cu li forti brazza,
òmu capaci d’ogni valentìzza!


Giovanni Favasuli

 


CIOTTOLI DI VITA

Sui ciottoli
Voglio scrivere le parole
Rimaste nella mente.
Sono le più belle,
prigioniere
della vergogna
del pudore
della rabbia.
Alle sbarre della coscienza
le vedo affannarsi.
Vogliono raggiungere
chi le attende,
congiungersi
con chi sa già di possederle.
Le cose non dette
Silenziose rallentano
Sulle rughe della fronte.
Hanno passo
Come di voto
Di castità e obbedienza
Che striscia
La sua nera santità.
Sono silenziose
ma in libera caduta
tra cielo e mare
assaggeranno
sabbia e verità.


Beatrice Zappia

 


PETRA DI ‘SPRUMUNTI

Nta tanti casiceddhi di Turinu
‘na sula petriceddha ‘Sprumuntana
esti ammucciata comu ‘na reliquia.
E cunta, chiddha petra, certi siri,
la storia di li voschi seculari,
di li frauli chi nescinu nto voscu,
di fungi chi stannu nta sipala
ddha undi l’arbureddhi fannu l’umbra.
Su’ cunti di funtani e di mungagni,
di scupetti e di viola seculari
e cunta puru du luntanu mari,
di barchi chi s’annacanu nta l’unda,
di lu jauru chi faci ‘u gersuminu,
quandu di notti, a menzu la stiddhata,
spalanca la so’ bucca a lu surinu.


Giuseppe Cardillo

 


COME NASCE UN AMORE

Sboccia d’ improvviso
Quando meno te l’aspetti,
come un fiore, chiuso nel suo calice
apre la corolla, ai primi raggi di sole.

Per strada, in treno, in un bar,
tra le tetre pareti di un ufficio
oppure in un’ aula luminosa
tra l’allegro vociare di ragazzi.

Semplicemente nasce,
da una stretta di mano,
da un normalissimo saluto
mentre gli sguardi s’incrociano.

Il cuore sussulta nel petto,
poi, ripensadoci, ti dici:
“Non è nulla, forse un attimo di debolezza;
domani tutto sarà come prima.”

Quell’attimo, però, prepotente
ritorna alla mente
anche se provi a scacciarlo
come si fa con un insetto noioso

ed il ricordo è lì vivo,
ingigantito dalla fantasia
e presto si muta in dolce sentimento
che pian piano cresce e
cresce a tal punto da divenire
il primo pensiero del mattino
e l’ultimo, che precede
il riposo della notte!
Poi ti prende tutto;
hai paura perchè comprendi
che è Amore, puro, sublime, immenso,
quanto lo sono i cieli e le distese
d’acqua azzurra dei mari;

altalenante: concede un attimo
di felicità, che ti fa volare su alte vette
e subito dopo, precipiti
in un vortice di vuoto e di tristezza.

Amore celato, represso ma,
alla fine, timidamente confessato;
a volte gradito e ricambiato,
a volte rifiutato, disprezzato, forse anche deriso

e nonostante tutto, è in te, custodito gelosamente!
Passeranno gli anni, si succederanno le stagioni
Ma esso forse rimarrà l’unico,
grande Amore della vita.


Mimma Dieni Cotroneo

 


FICARELLA
(ispirato dall'Evangelo di S. Luca 13.6,9)

O ficarella tutta chjna ‘i fogghj,
da tri anni fai umbra sulamenti,
non facisti mai fruttu mu si cogghj
mancu d’arcelli tu nci dasti nenti.

Ammenzu a’ vigna tu fusti chjantata
‘i stessi curi puru tu nd’avisti,
a’ vigna tutti l’anni è carricata
e tu nu scattignolu mai chjumpisti.

O statti attenta ficarella amata
Ca si ann’att’annu fruttu tu non porti,
vaji a finiri ca veni tagghjata
che i cu’ non porta fruttu chissa è ‘a sorti.

Ma puru nui cristiani stamu attenti
Ca si ‘i paroli simu carricati
E poi ‘nt’ ‘o cori non avimu nenti
‘o stessu simu nui puru tagghjati.

‘I paroli su’ fogghj sulamenti
e Cristu di palori non è amanti,
jiu sempi ‘n cerca d’omini valenti
cu’ pochi fogghj, ma frutti galanti.


Vincenzo Cord

 


RIPENSANDO

Stamattina, alquanto spensierata,
un po’ pigra nel mio letto sono
e credo, si, che Dio mi abbia fatto il dono
di esser da questo figlio tanto amata.

Tu sei “Diverso” è ver ma son contenta;
sei per me un essere molto speciale,
dimostri in tante cose capacità particolari
perciò la vita più non mi spaventa.

E’ ver che molto ancor dovrai imparare
Se pur , continui progressi, sempre fai
E, per giungere alla meta, non ti arrendi mai
Chè troppa gioia ti dona l’arrivare.

Per la tua mamma, musicista sei
Anche se suoni ancor qualche canzone
E sai cantare e lo fai con passione!
Tu sei la luce di questi occhi miei!

E “l’organetto” ti aiuta a circondarti
Di tanta gente, che amando la musica antica
Ti sta vicina e si sente tua amica
Ti ammira e sempre più impara ad amarti.

Oh figlio, sei tu che a me hai dato tanto
E accanto a te son pur’io molto cresciuta
E se all’inizio fosti sorpresa non voluta,
or sei il mio amore ed orgogliosa me ne vanto

Maria Marmina

 


ABBASTA ‘U CHIUDU L’OCCHI

Abbasta ‘u chiudu l’occhi ‘nu mumentu
‘mu mi ricordu ‘i tempi chi passaru;
‘mu sentu nt’a lu cori lu turmentu
chi m’una ju ricordu tantu caru.

Vorria ‘mu si’ cu mia, si potarrissi,
e ‘mu t’ammustru tuttu lu me’ beni,
e su’ sicuru ca Tu sentarrissi
lu chiantu di ‘stu cori e li me’ peni.

‘Na cosa sula mo’ Ti vogghju diri:
no’ sai comu fu facili pi’mia
pimmu ti vogghju beni, m’ha’ cridiri….

E mo’ quant’è difficili…e mi pari
Ca no, no’ pozzu, mancu si vorria,
pi’ tutta ‘a vita, ‘u Ti pozzu scordari!


Mimmo Nucera

 


IN MORTE DELLA MAMMA

Mamma cara dolce e cara
Ci lasciasti senza dirci addio,
ti han chiuso nella bara
e non vedi quanto soffro io.
Dove sei Mamma adorata?
Chi mi aprirà e mi accarezzerà?
Chi mi dirà con voce melata:
“Sei venuto figlio mio” con dolcezza,
Ora vengo all’eterna dimora
A trovarti dolce cara Mamma.
Tu nel mio cuor vivrai ancora
E d’amor il cor mio s’infiamma.
Mamma, tu avevi paura della morte,
perché ti sei lasciata gabellare?
Era destino la tua triste sorte,
nessuno ti ha potuto aiutare.
Crudele e ria sei Madrenatura
E senza pietà i tuoi figli inganni,
tu le donasti solo vita dura,
me la rubasti nel fior degli anni.
Morte tiranna, crudele, ingrata
Ridona alla mia mamma la vita
Sappi che da me era tanto amata
E senza di lei ogni gioia è finita.
Sento la nostalgia, pena e dolore,
piango convulso solo a pensare.
Ho un nodo che mi stringe il cuore
Che mi tormenta e non mi fa campare.


Francesco Nucera

 


VITA SENSA RIPOSU

Ngegnusa vita! Quantu cosi mi ricordu
I perciasaccu ch’i carzi spaccati,
nu firringhighju nu pocu pacciordu,
arretu a na vacca, nu sceccu e ddu crapi.

Ch’i pedi a scarza nt’a petri e supali,
fatiga, fatiga sensa nuglju dicoru,
nu pipi frijutu chi mi facia fina mali,
finia u metiri e ncignava lu sporu.

Nt’o cinquant’ottu, u novi i fravaru
Spusai na fimmana ch’era fatta p’a mia,
na mmendula duci nt’a na vucca i cotraru
chi chju mangiava e chjù duci sentia.

E sensa riposu i nu sulu minutu
Vitti glj’a ll’anchi comu quattru figghjoli,
tri belli rosi e nu gigghju laprutu
com’a natura li faci si vvoli.

Ora crisciru, sunnu tutti ccasati
E cu sta fata, sta santa mugghjeri,
nu reficu i pani, ddu zzinni i potati
finiru l’affanni, finiru i penseri.

M’a oji non sacciu, mi sentu cumpusu,
volia i dormu nu paru i minuti
sutt’a stu tennaru friscu i mancusu
e chjudu l’occhj pensandu i niputi.

Mi levu, vvrattiju p’a vanti e p’a rretu
A l’usu d’oji, non comu nt’o sporu,
simu nt’a giugnu, u jornu i san Petru.
Cu sapi si ddormu u jornu chi moru?


Antonio Zurzolo

 


SENZA TITOLO

Ora è il silenzio
che mi parla.

Mentre i capelli
cercano di distrarre il mio viso.

Sento il fruscio
dei miei movimenti.

Il cielo guarda attraverso la sua lente.

Perchè si tinge di celeste
quando invece è nero?

Respiro un’aria pesante
che a fatica passa dalle mie narici,
ma rimane comunque nel corpo
e non riesce a raggiungere l’anima.


Rosaria Minniti

 


“U MEU PAJSI “

Oh! Chi gioia Ferruzzanu chistu è u luogu
a undi staju, chista si è na fortuna
si staci beni ogni ura. E’ nu pajsi cu tri
frazioni ca undi i ndannu sti capolavoru?

A Marina è bella assai, ma, a muntagna è cchiù
chi mai.E’ situatu supra a na rocca chi cu’nu
jiditu u celu si toca, oh! Chi cornici tra terra
e celu Ferruzzanu è l’orgogliu du nostru credu.

Domina i ll’artu sira e matina ca undi si trova
sta cartulina? Ndavi na vista limpida e fina
pa non parrari a poi da Marina. E’ nu giardinu
ammenz’o mari ch’è mbidiatu i tutti i cristiani.

Cogghjanu genti i tutti i ripati, i feriji i ndannu
ssicurati. Pa spiaggia e po mari non aju palori
si baca i ll’attri i si schjatta u cori. Chistu
è u pajsi i Ferruzzanu, nu fhjuri daveru raru,stu
quatru fu dipintu i nostru Signuri e nnui ndu
tenimu cu tantu onuri.

Ma ora chi du pajsi i bellizzi elencai, i l’abitanti
mancu parrai. Ndaju ma dicu na paloreglia pecchì
sunnu genti i bella vineglia, chi ndaju a diri pe
ferruzzanoti sunnu cristiani di randi doti, a undi
vannu levanu arta e bandera ca sunnu na razza di
larga sfera.


Alba Romeo

 


I MIEI ANNI VERDI

Quante cose mi dite nelle vostre lettere,
parole che non pensavo fossero dettate dal vostro cuore.
Questa lontananza che ci divide mi fa stare male.
Il mio amore per voi è grande
Come questa terra che lasciai per andare in cerca del benessere,
ma trovai solo disavventure.
Gli anni passarono, ma lontano da voi è come morire.
Ora sono di nuovo qui, con la mia schiena curva,
con la mia zappa che credevo di non prendere più
e i calli che nelle mani si formano di nuovo.
Al mattino mi sveglio con il grido dei pescatori
e la sera mi addormento pensando a voi.
Insieme al mio verde mare,
ricordate le nostre corse a piedi nudi su quella calda sabbia?
E vivevamo il nostro grande amore
insieme ai nostri anni verdi
pieni di gioia di e di grande voglia di vivere.
Quanti anni sono passati da allora
Ed io sono qui ad attendervi.
Amico mio, amore mio, lontano da voi non ho saputo vivere.
Stringetemi nelle vostre forti braccia
e tenetemi con voi.


Maria Stella Patanisi

 


NU JORNU DI FEVRARU

nu jornu di fevraru friddu e chiijovusu
chi puru i nu bucu trasia u ventu i susu
jia pemm’unesciu u mindi vaiu fora
ma du friddu chi facia mi pigghjai di paura
pe dint’a casa eu trasia e quandu m’accorgia
vitti nu monacu russu chi guardava ammia
lu pigghjaia pe lu collu e sup’o tavulu u posai
pigghjaia lu bicchjeri e laà dinta u divacai
illu mi guardau e si misi poi arridiri
speci quandu eu mi sciucai tuttu u bicchjeri
illu mi gurdava mi linchja nattu bicchjeri
eu volia mu viju quandu a smettia i rridiri
e mentri lu gurdava mi linchja nattu bicchjeri
illu mi guardava e a mia mi dicia
mbiviti stattu bicchjeri e ridi nsemi a mia
sembrau ca mi ppinotizzau e ncuminciai a mbiviri
e poi tutti i ddui ndi misamu a ridiri
eu quandu m’accorgia era fore giri
ja pemmu mi arzu e deu non mi fidia
pecchi a testa mia jia avundi volia
ncuminciau a girari e ma facia apposta
sembravu sedutu nta cima di na giostra
arridimma pe tutt’ a matinata
e quandu m’accorgia era già sirata
cercai pemmu mi arzu u fazu u me “ doviri
ca inta a la stalla ndavia lu sumeri
ndavia u si dugnu u mangia e pe mu mbivi peru
ma quandu arrivai era quasi scuru
ccendia la luci ca non vidia nenti
u sumeri mi gurdau e mi mostrau i denti
eu prestu capiscia com’era cumbinatu
chi puru lu sumeri si ndavia scialato
e’ lu guardai e poi mi misurai
dicendu dinta i mia vi chi cumbinai
si puru lu sumeri si nd’accorgiu di mia
illu ceru penzau:ndavi quattru pedi precisu
comu a mia
guardati chi figura l’omu poti fari
si troppu vinu mbivi diventa nu nimali
i tandu mpoi non mborzi u provu vinu
pe nnommu cchju’u diventu nu celibri cretinu


Giuseppe Attisano

 


RICORDI

Come onde tempestose
sono i ricordi della nostra vita
a volte, nelle notti silenziose
si rincorrono fino ad infrangersi
sugli scogli taglienti del nostro cuore
lentamente poi
si ritirano tra le braccia
dell’immenso mare
portando con se
il nostalgico mormorio
dei pensieri che non sanno tacere


Maria Morabito

 


TI ‘NNAMURI E TI MARITI

Inta, a chistu me’ pettu
‘Na palumba batti l’ali
‘A viu, e non mi rigettu
su cuntentu e mi sentu mali.

Quandu arriva u’ sentimentu
Cuntentizza e sofferenza
Trasunu in fermentu
E u’ ciriveddu sempri penza.

Tra ‘u carattiri e ‘u cori
Non sempri nesci u ‘mpastu
Ti veni pemmu u mori
Quandu vidi lu cuntastu.

Arrivau la primavera
Amuri e juri chi sbocciaru
‘a cuntentizza non pari vera
e pe’ tutti si vidi u’ riparu.

Si progetta e si discuti
Si vai avanti e arretu
Si gira, si è sfinuti
Ogni eventu esti lietu.

Passatu tempu, morbidisci
Tanti cosi paranu scuntati
Ma non è veru ca finisci
Esti ‘a vita di maritati.

Vita bella, vita nova
Ti rividi nte to’ figghi
No’ capisci cu non prova
E ti sciali mi ti rusigghi.

Quandu vidi a confusioni
Quandu senti u parapigghia
Forti gridi “dannazioni”
Ma esti u’ bellu da’ famigghia.


Vincenzo De Angelis

 


A MIA FIGLIA

Dolcemente io credo
in quest’aria di primavera
nella bontà dei nostri cuori,
nell’amore…
nel tuo sguardo sincero,
nel tuo sorriso più puro, eppure mi manchi.

Ti amo
e ti cerco invano,
trovandoti poi dentro un fiore
come un mano sul cuore
così …tu… sei amore,
eppure mi manchi.

Mi manca il tuo dolcissimo volto bambino,
mi manca il tuo piglio,
mi manca la tua aria impettita e superba,
che bel gallo saresti!
Colorato e gaio,
orgoglioso.

Ti amo e lo sai,
non mancarmi mai.


Maria Cristina Caracciolo

 


SENSAZIONI

Mi sentu ‘ntorcijjatu ‘nto ‘mundu
ventu du giugnu chi mmi stà portandu
rrami di chyuppu mi stannu chyudendu
du scarfojji e purverata ‘ntornu ‘ntornu

‘Na carcarazza ‘nta ficara canta
‘nto celu nivolati fannu ‘a punta
torna ‘nto cori ‘na canzuna stanca
‘na duci melodia sonata a corda

Ventu! Ti trovu ‘nta stu jornu novu
murmurijari vuci ‘nta ‘sti rrami
dimmi! Chi ssunnu ‘sti penzeri scuri?
chi è ‘sta melodia chi ccanti chjanu?

Vortijati ‘nta st’aria frisculina
ripijja hjatu e ppoi rivolta ancora
fatti ‘nu sartu finu a marina
risbijja chillu mari chi ssi ‘ndola

E ‘ntantu fuji ‘sta jornata nova
Ricojji tutti l’atti chi passaru
Diventa nostargia chi mmi cunzula
Duci cumpagna ‘nta ‘sta vita amara.


Giuseppe Nobile

 


SILENZIO

Risorgi idolo invincibile,
incatenato,
spezzato,
ombra geometrica,
sulla riva della nuda carne,
risalito pensiero,
senza voce,
abbandonato,
allo straziante urlo della vita.

Antonio Morabito

 


CALABRIA

Non c’è linea, il computer è fermo,
in questo istante non chiede nulla.
Apro la finestra, respiro profondamente…
“ NA FAVULA CHI NON FINIA MAI “
Fora zahalija quetu quetu
L’acqua leggera cala du’ cielu
E accarizza ‘i casi.
‘N’adduri ‘i terra, d’erba e fhjuri
risbigghia ricordi lontani,
cosi passati tantu tempu fa.
Barchi ‘i carta naviganu leggeri
Nta ‘nu mari ‘i fantasia
Fattu ‘i ‘na falacca avanti ‘a porta
Da’ vecchia casa mia.
Eccu, sup’o mignanu, ‘a vecchierella
Paternostri e manu: “ Ave Maria “
Prega e ripeti ‘sta litania.
‘Ntinna ‘na giaramida rutta,
nu sonu tantu bellu chi arza ‘u pilu,
tantu è accussì ‘paci chi trattegnu ‘u respiru.
‘Ntin, ‘nti, ‘ntin, ta, ta, ta,…..
è l’amicu forgiaru chi pista
chianu chianu cu’martellu,
‘u ferru cardu diventau vivu
cantandu ancora ‘nu vecchiu mutivu.
Sola, petti, tacchi, tacchi, sola, petti
Rispundi ‘u scarparu chi ‘nchiova
Petti e tacchi, tacchi e petti.
Mi ricoggiu sizio d’acqua,
trovu ‘a mamma assettata llo vraseri,
m’accucciu sup’o sinu cardu
cercandu ‘n’abbasata, na carizza vera:
“Ninna nanna, nu bellu castellu “
‘ncigna la favula chi mai finia,
‘a sonnu chinu dormia lu cotrarellu
nta ‘ll’urtima stanza fatata du’ castellu.
E’ tornata la linea, inserire codice segreto:
“FANCIULLEZZA”
Poi mu giru, chiudu ‘a finestra,
fora di’vitra, ad unu ad unu
passanu tutt’i ricordi vestuti a festa.

Mimmo Staltari

 


CLOCHARD

Lontane
ammiccano le stelle
sugli angoli fatiscenti
dove la follia s’aggira
negli atei silenzi
tra i cocci disperati
degli scontri impetosi
con la vita
Gelide notti
piena libertà
dolore estremo
giacigli di cartone
bottiglie vuote
precipizio verso l’incoscienza
per varcare il nulla d’una solitudine infinita.

Renata Ceravolo

 


NIVI

Quantu nivi stanotti, chi jancura
sup’ all’arburi e sup’e ciaramidi;
tutt’è silenziu ‘ntornu, ed è mujura
‘u celu fin’ adduvi l’occhiu vidi.

D’arret’e vitra guardu dà natura
stu spettaculu randi ch’on si cridi
e ntà ‘llanimu scindi ‘a cappa scura
di ‘nu bruttu ricordu chi m’accidi.

Era jennaru, Betti, a prima vota
trent’anni arretu c’arrivammi ccàni
e fu ‘na gioia ntà ‘nu mundu rosa.

doppu a storta girau la dura rota
du destinu chi ti cacciau di mani
e senz’e tia stu mundu è n’attra cosa!

Domenico Curtale

 


NOTTE FONDA

E’ notte fonda
è notte fonda ormai
va o ti perderai
vai avanti non aspettare me
la notte buia potrebbe avvolgere anche
te
Vai, corri! Corri verso il sole
il giorno t’aspetta e spegnerà il tuo
dolore
lo so che stai aspettandomi
ma non farlo, vai!
la notte non ha occhi va ‘ o ti perderai

Continua pure a correre a correre
non ti curar di me
io sono nella notte
la luce sia con te


Pietro Criaco

 


LAMENTU ‘I’ N’EMIGRANTI

e’ amara l’acqua di nostri hjumari
pe’ troppi lacrimi chi nci’ jettai
quando mi custringisti ad emigrari,
calabria mia, ma’i tia non mi ‘scordai.

Facia ‘u forisi e non mi virgognava
‘zzappava i campi da matina ‘ a sira,
ma ‘a terra ‘ngrata a malapena dava
u fazzu da currija, tira tira.

‘ngrata calabria fusti p’o forisi
chi volisti luntanu i tia mandari,
ma lu cori s’allarga cull’arrisi
si penzu ca ja ttia pozzu tornari.

E, comu ‘nto vamgelu u fijjhu prodigu
Tornau a casa e veni perdunatu,
cussi mi’ sent’eu chi sugnu profugu:
si tornu c’attia sugnu abbrazzatu.

Teresa Scali

 


L’ULTIMO VALZER
(Il giro della vita)

Ricordi anima mia,
quando, su questa panchina
godevamo la nostra primavera?
Era profumata di rose,
ed i nostri bimbi, in questo steso prato,
sembravano scoiattoli.
E noi, gioiosi, felici,
ci guardavamo negli occhi in silenzio.
I tuoi, s’illuminavano
di una luce meravigliosa,
e rivolta a me,
mi stringevi la mano
ed una lieve carezza,
adagiavi sulle mie labbra……
I tuoi capelli, scomposti,
traboccavano sul viso,
ed intorno, uno stormo di rondini festose,
facevano da cornice
sotto i raggi del sole.
Ora, un manto di solitudine,
avvolge i nostri cuori,
in questo stesso luogo,
dove si consumò, la nostra giovinezza.
Asciuga le tue lacrime
vecchietta mia.
Guarda il cielo;
osserva la nuvola che lenta si snoda,
si dilegua, svanisce.
Guarda me, e stringi nelle tue
le mie mani tremanti.
Andiamo nell’immenso prato verdeggiante
dove gli uccelli, saltellano, felici
sulle zolle d’argilla.
Ascolta il fruscio del vento
Il mormorio del fiume.
Vedi!
La grande quercia,
guarda pensosa, le sue foglie smunte…..
Vieni vecchietta mia,
andiamo ad ascoltare sereni
una volta ancora,
il suono del tempo,
il canto del passato;
danzeremo insieme così
l’ultimo valzer.

Eugenio Marra

 


PATRI MEU

Ti teni ancora n’alitu, nu’ jatu,
e cerchi mi ndi cunti i patimenti,
oramai poveru e malatu,
cerchi mi lenisci i to’ turmenti.

Tu patri meu chi pà novant’anni,
campasti i sacrificiu e di lavuru,
chiami ancora a Ninu, a Micu, a Gianni,
davanti a Tia è paratu nu muru.

Non sacciu si pà Tia è sacrificiu,
e s’è giustu mi passi sti turmenti,
non sacciu cu ndavi benenficiu,
pà tutti sti grandi patimenti.

Eu non fici tantu e chistu è certu,
e mi domandi i chi ndaju bisognu,
vicinu a Tia volivi unu svertu,
vicinu a Tia nu pocu mi virgognu.

Fimmina esperta Ti porta a natra parti,
e non si ferma mancu si voggiu eu,
u mundu è preparatu ad arti,
aguru a tutti nu patri comu u meu.


Bruno Salvatore Lucisano

 


UNA STRETTA DI MANO

Sei qui
di fronte a me!
Ciao…Come stai?
Mi parli…
mi ascolti…
Gente che va….
Gente che viene!
Ci sfiora, ci urta,
stridio, rumore,
partenze, arrivi;
che confusione!
Per un attimo
volo verso orizzonti
infiniti!
Smarrita ti cerco
invano!
Una stretta di…mano
Ciao e …
Ti allontani!

Gerardina Cantore

 


‘A LLUVIONI DU CINQUANTUNU

‘A alluvioni a nnui ndi sarvàu,
ca da’ montagna Africu scindiu;
nda ‘na bella marina si piazzàu
cu ‘nu bellu progressu si rricchiu.

Nci sunnu avvocati e professuri,
nugliu cchiù ora faci u’massaru;
oji u’ lavuru non custa suduri,
non si cucina cchiù ndo focularu.

Ma pe’ trent’anni fummu sempri ‘n lotta,
e ndi cchiappammu comu cani e gatti,
cu ‘a volia cruda e cu’ cotta,
cu’ rringava a cu’ mbiviva latti.

Quandu rrivava u’ tempu ‘i l’elezioni,
ognunu mentiva u’ carru ‘n caminu,
danni ficiaru cchiù di l’alluvioni,
sindaci scarzi cchiù di nu carrinu.

Vittamu ‘mbrogghi e non vittamu fatti,
ognunu volia ‘ i vinci e ttutti ‘i futti.
‘I cunti non nesciru mai esatti,
mbivimmu vinu ‘i tutti ‘i butti.

Doppu tant’anni ora si cangiau,
da’ politica l’omu si rincrisciu;
‘i tanti chiacchierati si stuffau,
e prega sulu pemmu juta Ddiu.

A pulitica esti ‘na rovina,
che faci cunfundiri li cristiani.
Iglia non esti ‘na santa dottrina
Vangelu che ssi leva nda li mani.

Perciò eu vi dicu , amici cari,
guardamu ora avanti, a ll’avveniri.
Facimu beni ca’ ‘u potimu fari.
e tutt’u rrestu dassamulu jiri.

Pasquale Favasuli

 


RITMI TEMPORALI AMORFI

Travolti dal defluire
incessante di ritmi temporali amorfi
scanditi da illogiche, oscure regie,
ci lasciamo esistere
anelando carpire l’anima della vita
che sinuosa sfugge senza sfiorarci.
Inebriati da subdole illusioni
rincorriamo il fugace
fulcro di falsi ideali
timorosi di un essere
libero dalle catene dell’immanenza,
avulso dalla mediocrità dell’umano vivere.

Ivana Pascale

 


PREGA

Quandu vidi ca 'i cosi vannu storti
e pensi ca si' 'u sulu sportunatu;
quandu ti pari ca è signata 'a sorti
e ti senti ca si' 'u cchiù disgraziatu;

Quandu non sai cchiù aundi u sbatti 'a testa
e ti cridi i tutti 'bbandunatu;
quandu pensi ca nenti cchiù ti resta
e 'a fini si', daveru, disperatu

PREGA!

Prega pe' tia e pe' chilli chi ndai 'ntornu;
prega p''o mundu e vòtati d'arretu;
prega e vi' ca t'accorgi ca ogni jornu
'u patimentu toi vidi discretu

difronti ad atti guai, disgrazi amari
i genti chi dimostra tanta fedi
e suffri cosi mancu i 'mmaginari,
sperandu fin'a ll'urtimu rimedi.

Eu chistu pozzu fari, ti cunsigghju:
prega c''u cori e l'anima, tu prega;
rivolgiti a' Madonna comu figghju
e vi' ca misericordia non ti nega!

Carlo Ernesto Panetta

 


IL MIO CASTELLO

Io sogno il mio castello
e lo vedo posto lassù
in cima alla collina
tutta verde, con fiori blu.

D’intorno stormi d’uccelli
amano cinguettar,
e in quel paradiso
io col mio amor vivrò.

Quando la notte arriverà
tante luci accenderò,
e il castello poi sembrerà
l’albero di Natal.

Tutto quello che ho nel cuor
presto si avvererà, lo so!
tutto quello che ho nel cuor
presto si avvererà.


Emanuele Brancatisano

 


SOLITUDINE

Sei sola
gran vuoto intorno
anche se vivi
tra il bailamme
di un epoca che
corre, strombazza, urla!
Sei sola
come un deserto arso
dal sole.
Sei sola nell’immensità
di un oceano tempestoso!
Affetti, amore, felicità?
Parole senza senso,
fumo d’erba che
si perde nell’aria.
Sei sola anima solitaria
che nel silenzio
del tuo mondo cerchi
la tua spiaggia,
il tuo lido dove la tua
essenza vitale
possa sbocciare come un fiore
e dare, dare quella
potenza d’amore
che ti trascini in cuore
come inutile e vano bagaglio


Titina Scordino

 


IL MIO NOME È POESIA

Il mio nome è
“poesia”…
acqua di torrente,
faro della notte.
Puoi ascoltarmi,
sono nota che aleggia nell’aria….
timida rondine
che fugge l’inverno…
Sono un’eco
tra montagne di ideali,
stormi di velieri,
oceaniche visioni.
Troppe volte mi dipinsero gli uomini
di nettare purpureo
coprendomi di cupe aurore,
nere come inganni.
Troppe volte nel mio nome si diede
l’assalto…
e per me morirono
cuori senza tempo.
Il mio nome è…
l’impronunciabile,
un anima
lasciate le sue mortali sfoglie.
Fu troppo forte il grido
di colui che morì
donandomi la vita…
una voce che neanche la morte potè
soccombere:
“LIBERTA’”!

Maria Concetta Cocuzza

 


IL CAMBIO

Sola da me
Mi basto
Per la gioia
E per il pianto.
E se mi chiedi
Amore
Conto amore
Che mi dai.
Un giusto cambio.
Poi premo il pulsante
Del cuore
E ci scrivo
OCCUPATO ROBOT INNAMORATO.


Serena Rosso

 


MALEDETTO VIDEO

Sempre vestiti grigi-rigati
cappelli di vario taglio,
capelli lucidi sfidanti la bora triestina,
fumo di sigari che impregna,
di fetore,
l’aria già
puzzolente del cabaret,
le sgualdrine escluse…,
anzi,
di esse,
qualche volta,
un’oncia d’amore e di umanità
sferza dell’ambiente l’aria,
sul tuo diabolico schermo;
mai l’uomo-mostro
della semina,
potatura d’un roseto,
delle lacrime
svelarci il segreto;
la presenza ancora di ruder’umani
giustifica l’azione del tempo…ancora!

Da “L’ultima spiaggia”
di Vincenzo Versace

 


A VITA CHI CANGIA

Na nuvuleja camina ammenzu o cielu
cangia figura e grandezza ogni mumentu;
mò è na ciavula e mò nu monumentu,
mò na principessa chi trema dintra o jelu.
Ognunu poi ca propria fantasia
poti vidimi tuttu chiju chi vvoli:
è nu triatu fattu di na magaria,
nu mundu novu risplendenti i suli.
Sti nuvoli fauzi chi stannu susu
cangianu si, ma senza dannu arcunu,
vannu, passanu nujiu abusu
e quando chiovanu rifriscanu ‘ncunu.
‘Nto mundu nostru ‘mbeci è n’atra cosa…
si i cosi cangianu…u fannu veramenti,
ti poi truvari in manu na spina o na rosa
a sacca china d’oru o senza nenti.


Carmine Macchione

 


VECCHI CONTADINI DI CALABRIA

Qualcuno
s’aggira ancora
tra le vecchie case assolate
con l’asino carico
di sterpi;
qualcuno siede
attorno al focolare
e, piangendo
legge l’ultima lettera
del figlio
emigrato lontano.

S’alzano
Ancora, all’alba
i vecchi contadini
ma nel loro semplice cuore
hanno capito
che per vivere di terra
non è tempo
di vanga e rugiada.


Teodoro Torchia